giovedì 30 dicembre 2010

Wikileaks a "palle ferme"

Cercherò di esporre il mio punto di vista sulla vicenda Wikileaks ora che tutti si sono un po' calmati.
Ci sono diversi aspetti che mi hanno colpito di questa vicenda.
Il primo è l'accanimento nei confronti di una persona: tale Julian Assange.
Il personaggio che è stato sulla bocca di tutti i politici (anche con pronunce discutibili) è quello raffigurato nella foto accanto con una pettinatura improbabile, oramai domata. Assange è sì il "publisher" di tutto quello che è all'interno del sito Wikileaks ma non è mica il diplomatico americano che si è lasciato sfuggire i documenti pubblicati. In pratica c'è una diga che fa acqua da tutte le parti e viene incolpato il povero contadino che intervistato al telegiornale dice "guardate che fra un po' si rompe tutto". Questo aspetto non deve tenere conto dell'accusa di violenza sessuale che dev'essere discussa in altra sede.
Lo dico subito: secondo me la pubblicazione di questo materiale rientra nella libertà di stampa. Ai posteri l'ardua sentenza.
Il secondo aspetto che mi ha colpito è l'anacronismo delle dichiarazioni dei politici (nessuna smentita sul contenuto, tanto per dire) e dei mezzi atti a contrastare il flusso costante di materiale pubblicato.
Tutti gli stati si sono lanciati in accuse di qua, insulti di là e certe volte deliri. Nessuno però si è reso conto che siamo nel 2010 e che tutta la rete è invasa di informazioni private di tutti. Se nel calderone generale ci finiscono anche i documenti filtrati dalle ambasciate non c'è nulla di cui stupirsi. Il problema, se ce n'è uno a livello informatico, è come sia stato possibile che le politiche di sicurezza statunitensi abbiano lasciato questi enormi buchi e, se ce n'è uno a livello diplomatico, com'è possibile che nessuno prenda le distanze da quanto scritto in questi compromettenti documenti.
Veniamo ora all'aspetto tecnico che più interessa. Come prevedibile non appena è stato bloccato dai dns il nome www.wikileaks.org sono nati una tonnellata di mirror che si rimbalzano le informazioni. Non contiamo ovviamente i servizi p2p ecc. perchè rischiamo di far venire dei mal di testa ai piani alti.
Ovviamente una volta pubblicati su internet i documenti sono stati sottoposti a multipli wget -r per poter essere conservati anche dopo tutte le opere di censura.

Spero veramente che i vertici capiscano che i giorni dei rapporti diplomatici 1.0 sono finiti. Oramai non solo il web ma anche la vita sta diventando 2.0 quindi è bene che tutti i rapporti che si stringono siano trasparenti e privi di giochetti da guerra fredda. Il risultato se no è un sito che colleziona, un hacker che viene incolpato mentre ce ne sono altri 100.000 che continuano a pubblicare e a mantenere viva questa isola di libertà, una marea di cazzate dette da politici disinformati e una brutta figura planetaria.

Regards ;)
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